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Benessere animale: situazione attuale, prospettive e opportunitĂ 

Il Centro di referenza nazionale per il Benessere Animale ha messo a punto uno strumento per valutare e categorizzare il livello di benessere animale e di biosicurezza in allevamento, che pone al centro dell'attenzione l'animale in quanto tale e permette anche di creare opportunitĂ  di crescita per tutti gli allevatori.

Azienda: LAEMMEGROUP
Fonte: rivista "Alimenti&Bevande" n. 9/2020
Data: 25/11/2020


È certamente indubbio, ormai, per tutte le parti interessate, che il rispetto del benessere animale sia un prerequisito fondamentale in ottica di riduzione dell'uso del farmaco e di miglioramento delle produzioni animali in termini sia quantitativi sia qualitativi.

Le crescenti richieste da parte dei consumatori e della Gdo in materia di benessere hanno efficacemente stimolato il comparto zootecnico che, volendo dare visibilità a quanto attuato, ha potuto fare riferimento alla valutazione messa a punto dal Centro di referenza nazionale per il Benessere Animale (CReNBA): uno strumento per valutare e categorizzare il livello di benessere animale e di biosicurezza in allevamento, che pone al centro dell'attenzione l'animale in quanto tale e permette anche di creare opportunità di crescita per tutti gli allevatori.

Ad oggi, lo strumento ideato dal CReNBA è stato inserito in un sistema più ampio, ideato e gestito dal Ministero della Salute: "Classyfarm", un sistema integrato finalizzato alla categorizzazione dell'allevamento in base al rischio.

Classyfarm prevede la valutazione di diversi indicatori sugli allevamenti, tra i quali i dati relativi all'uso del farmaco e quelli relativi alla valutazione del benessere animale e della biosicurezza. È tuttavia importante sottolineare che, considerando la sua impostazione, buona parte dei dati richiesti e degli elementi valutati riguardano il rispetto dei requisiti cogenti.

Tale aspetto porta ad una riflessione. L'essere un requisito cogente deve garantire, in quanto imprescindibile, il rispetto dei requisiti minimi legali in materia di benessere animale da parte di tutti gli allevatori e, dunque, rappresentare un elemento oggettivo e positivo, ma al contempo non permette di far emergere adeguatamente le realtà particolarmente virtuose in cui sono garantiti standard elevati di benessere animale.

Se questa valutazione viene utilizzata, come avviene oggi, per comunicare il rispetto del benessere in allevamento sui prodotti messi in vendita, rischia, inoltre, di non essere un plus realmente valorizzante.

Una possibilità per il futuro potrebbe essere l'individuazione di criteri e parametri di benessere animale migliorativi e addizionali rispetto a quelli previsti oggi. Tali parametri dovrebbero essere misurabili e quantificabili per permettere la creazione di standard volontari in grado di valutare in modo oggettivo il "benessere animale" e valorizzarlo tramite percorsi di certificazione volontaria. Si potrebbero, in tal modo, far emergere le "eccellenze" della produzione animale italiana, ma occorrerà, per contro, valutare il possibile rischio di escludere una parte della produzione da tali circuiti virtuosi. Tuttavia, questi sistemi potrebbero costituire un motivo di miglioramento e crescita per chi al momento non presenti i requisiti richiesti.

Una strada, già percorsa in alcuni Paesi europei, è quella di applicare standard che definiscono requisiti a step; così, in base alla loro applicazione, ogni allevamento viene certificato secondo differenti livelli di benessere animale, livelli e requisiti che vengono poi comunicati ai consumatori. Questa potrebbe essere una delle soluzioni per trovare un equilibrio tra le varie realtà produttive e le possibilità offerte a ciascuna di esse.

Giorgia Rossetti
Responsabile Settore Consulenza di Laemmegroup



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