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Carni bovine, prospettive per l'etichettatura facoltativa

Fonte: @nmvi Oggi
Data: 07/07/2021


Nel 2020 è salito a 99 il numero delle organizzazioni che hanno aderito all'etichettatura facoltativa delle carni bovine, introdotta per la prima volta dopo la crisi della BSE.
Lo dice il 18° Rapporto pubblicato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali (MIPAAF) sull'etichettatura facoltativa delle carni bovine. L'iniziativa - a sostegno dell'immagine del settore e del prodotto - ha segnato una svolta nella sua diffusione nella filiera dopo che, nel 2015, il MIPAAF ha permesso di poter fornire informazioni facoltative anche in assenza di un disciplinare, ma per le informazioni facoltative considerate ad alto valore aggiunto è stato richiesta una "certificazione" delle procedure per poterle riportare in etichetta (decreto ministeriale 16 gennaio 2015).

Quali informazioni

Le informazioni facoltative vanno dalle caratteristiche genetiche del bovino (tipo genetico e razza) a quelle legate alla tipologia del sistema di allevamento e di alimentazione del bovino, come il mancato utilizzo di grassi animali nella razione alimentare bovina, e, nell'ultimo quadriennio, quelle legate all'informazione sul benessere animale in allevamento secondo lo standard del Centro di referenza nazionale per il Benessere animale (garantita dal 46% delle organizzazioni) e al non uso di antibiotici per periodi non inferiori ai 4 mesi (garantita dal 34% della organizzazioni). Periodo quest'ultimo che, nell'ultimo biennio, si sta ampliando e l'informazione sul non uso di antibiotici, in diverse filiere, è garantito dalla nascita oppure dallo svezzamento del bovino.

Nel prossimo futuro

Ci si aspetta un incremento del numero di disciplinari che porranno l'attenzione su indicazioni legate al benessere degli animali, all'uso di antibiotici in allevamento e alla sostenibilità ambientale della filiera e, in particolare, degli allevamenti.
Al momento non esiste una normativa comunitaria che disciplini in maniera specifica e univoca la fornitura di informazioni al consumatore sul benessere animale. L'esistenza di tali vuoti normativi comporta che questi prodotti rientrino nell'ambito della disciplina generale dell'etichettatura degli alimenti di cui al regolamento (UE) 1169/2011, determinando un aumentato accesso del mondo produttivo alle informazioni e produzioni certificate in maniera volontaria, con un conseguente costo aggiuntivo che si ripercuote sui costi di produzione, sul prezzo alla commercializzazione e sulla competitività del prodotto.
In attesa di una regolamentazione comunitaria, si sta mettendo a punto un sistema di "certificazione degli allevamenti" dove vengono definiti gli impegni, il ruolo e responsabilità dell'allevatore, basati su requisiti oggettivi di valutazione delle aziende a garanzia di una corretta e trasparente comunicazione. Per l'attuazione del Sistema di Qualità Nazionale per il Benessere animale, in considerazione della peculiarità che riveste nel contesto agroalimentare italiano, si è stabilito di iniziare definendo i criteri e le procedure per la certificazione del benessere in allevamento del suino da ingrasso, a cui seguirà il bovino da carne e, presumibilmente, nel giro di un biennio anche per le altre specie di interesse zootecnico.
La filiera italiana si è sempre distinta in Europa e nel mondo per le elevate garanzie fornite sul fronte della sicurezza alimentare e ha sempre mostrato di avere tutto l'interesse a rendere trasparenti e accessibili ai consumatori le informazioni sullo stato di salute, sui trattamenti farmacologici ricevuti, sulle condizioni di allevamento degli animali allevati.