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Corte di Giustizia UE: in Europa solo carni con requisiti "irreprensibili"

Fonte: @nmvi Oggi
Data: 13/07/2020


La Corte di Giustizia dell'Unione europea ha respinto il ricorso di due produttori di carne brasiliani. I due colossi avevano contestato il divieto di esportazione nell'Unione europea per motivi di salute pubblica, ai sensi del regolamento (CE) 854/2004.

Gli stabilimenti dei due produttori, dal 2018, non sono più riconosciuti dalla Commissione europea perché le autorità brasiliane non hanno più dato le dovute garanzie. Alcuni controlli avevano rivelato la presenza di salmonella nella loro carne di pollame e nelle loro preparazioni a base di carne di pollame. Erano stati accertati, inoltre, casi di frode riguardanti la certificazione di laboratorio per le carni e i prodotti a base di carne esportati nell'Unione. Di qui, la messa al bando dal mercato unionale.

L'obiettivo del regolamento (CE) 854/2004 - spiega la Corte - è la tutela della salute pubblica. "La Commissione UE - precisa - è libera di stabilire la soglia di affidabilità delle garanzie offerte dalle autorità competenti di un Paese terzo a un livello particolarmente elevato, potendo così spingersi fino ad esigere prestazioni praticamente irreprensibili da parte delle autorità competenti dei Paesi terzi". Nessun eccesso e nessun abuso da parte della Commissione UE, dunque.

Nella sentenza, i giudici unionali hanno aggiunto che la natura stessa della frode in questione, relativa alla certificazione dei laboratori per le carni, "è tale da mettere in discussione l'affidabilità delle garanzie che le autorità brasiliane sono tenute a offrire ai sensi del regolamento (CE) 854/2004, circostanza che rende i prodotti provenienti da tali stabilimenti suscettibili di presentare un rischio per la salute umana".

E proprio tenuto conto dell'obiettivo di tutela della salute umana, la Commissione è "autorizzata a reagire ai sospetti concreti di frode in merito alla certificazione di prodotti quando tali sospetti fanno sorgere un serio dubbio sulla capacità sistemica delle autorità del Paese terzo di offrire le garanzie previste nel regolamento (CE) 854/2004, senza attendere il risultato definitivo di tali indagini".

Leggi il comunicato della Corte di Giustizia UE