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Mozzarelle. Criticita' su vendita e confezionamento

Se il punto vendita e' esterno al caseificio.

Autori: Carlo e Corinna Correra
Fonte: rivista "Alimenti&Bevande" n. 9/2016
Data: 15/12/2016


È ormai fenomeno quanto mai diffuso quello dei "punti vendita" del caseificio ubicati anche fuori dall'azienda casearia seppure in locali destinati esclusivamente alla vendita dei prodotti caseari aziendali.
Questa modalità di distribuzione commerciale per i cosiddetti "formaggi freschi a pasta filata" (mozzarelle, fiordilatte, provole e simili) ha una particolare valenza giuridica da quando (dalla legge n. 321 del 18 giugno 1985 fino all'art. 23 del decreto legislativo 109/1992) il legislatore italiano ha introdotto - solo per questa tipologia casearia - l'obbligo del "preconfezionamento all'origine" se venduta fuori dal caseificio di produzione.
Invece all'interno, ovvero "nel punto vendita", dell'azienda casearia sarà lecita la vendita anche con la semplice modalità del "preincarto". In tal senso, infatti, così prevede sempre il suddetto art. 23, stabilendo:

«2. I formaggi freschi a pasta filata possono essere venduti nei caseifici di produzione preincartati».

Ed a questo punto dobbiamo ricordare che come "prodotto preincartato" si deve intendere (ai sensi dell'art. 1, par. 2, lett. d), del d.lgs. 109/1992) «l'unità di vendita costituita da un prodotto alimentare e dall'involucro nel quale è stato posto o avvolto negli esercizi di vendita».

Nozione, questa, peraltro sostanzialmente coincidente con quella di "alimento non preimballato" sopraggiunta con il regolamento (UE) 1169/2011 (vedi art. 2, punto 2, lett. e).
A questo punto, però, e non da adesso, si è posto il quesito se alla "vendita in caseificio", di cui all'art. 23 suddetto, può essere equiparata quella presso il "punto vendita" del caseificio medesimo e dovunque questo "punto vendita" si trovi ovvero anche se collocato all'esterno dell'azienda casearia di produzione.

 



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