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Made in Italy. La lotta in difesa del Parmigiano reggiano

Necessario rafforzare i controlli sul prodotto venduto destrutturato

Autori: Emanuela Giorgi
Fonte: rivista "Alimenti&Bevande" n. 3/2016
Data: 15/04/2016


Quello dell’Italian sounding alimentare, ovvero l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promozionare e commercializzare alimenti e bevande affatto riconducibili al nostro Paese, è un fenomeno ormai consolidato.
Il Parmigiano reggiano è una delle denominazioni di origine protette (Dop) italiane più imitate: dal “Parmesan”, diffuso in tutto il mondo, al brasiliano “Parmesao”, all’argentino “Reggianito”.
Di recente, il Consorzio di tutela della famosa Dop, dopo aver denunciato alla Commissione europea la vendita, negli Stati Uniti, di 100.000 tonnellate di “Parmesan”, in confezioni che richiamano l’Italia, ha presentato al’Europarlamento gli esiti di una ricerca, condotta dall’agenzia Aicod, che evidenzia come il fenomeno non solo generi un danno per i produttori italiani, ma determini anche una situazione ingannevole che pesa sui consumatori americani.
Giuseppe Alai è il presidente del Consorzio di tutela del Parmigiano reggiano.

Poco prima di pubblicare questa intervista, abbiamo appreso delle dimissioni di Giuseppe Alai dalla presidenza del Consorzio di tutela del Parmigiano reggiano, date con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del mandato. Prossimamente, il Consiglio di amministrazione procederà alla nomina del successore. Nel frattempo, le deleghe di Alai vengono assunte dal vicepresidente vicario Adolfo Filippini.



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