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TTIP. La protezione delle indicazioni geografiche

Le trattative del Partenariato Transatlantico su Commercio e Investimenti.

Autori: Francesca Lotta e Cesare Varallo
Fonte: rivista 'Alimenti&Bevande' n. 9/2014
Data: 19/12/2014


Sono attualmente in corso le trattative – giunte ormai al sesto round negoziale – del Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership, TTIP).
L’accordo, che promette di incrementare annualmente il Pil europeo dello 0,4% e quello statunitense dello 0,5%, ha l’ambizioso obiettivo di eliminare gli ostacoli (tariffari e non) al commercio sulle due sponde dell’Oceano, attraverso l’armonizzazione degli standard tecnici e della regolamentazione in settori industriali strategici quali quello alimentare, chimico e farmaceutico.
Le maggiori divergenze in termini di approccio regolamentare si riscontrano in tre aree: la legislazione in tema di proprietà intellettuale, gli standard sull’approvazione di prodotti che possono avere effetti sulla salute e la protezione dei dati personali. Per quanto riguarda il settore alimentare, la tutela delle indicazioni geografiche promette di essere uno dei settori di maggior scontro durante le trattative, stante l’assoluta divergenza di posizioni tra i negoziatori: gli Stati Uniti, com’è stato recentemente ribadito da Shawna Morris, vice presidente del US Dairy Export Council (USDEC), vedono nella tutela oltreoceano delle indicazioni geografiche una barriera non tariffaria al commercio internazionale del tutto inaccettabile.
Il settore lattiero-caseario americano – un titano economico che certamente avrà un ruolo chiave in questa trattativa – sarebbe inoltre colpito in maniera incisiva dal riconoscimento di tali indicazioni anche all’interno del proprio mercato domestico: non soltanto perché si inibirebbe ai produttori americani l’uso di nomi evocativi quali Asiago Cheese o American Grana, ormai diventati di uso comune tra i produttori(2) e noti ai consumatori, ma anche perché l’accordata protezione si scontrerebbe con le norme in vigore in tema di etichettatura e composizione dei prodotti vigenti oltreoceano. Il titolo 21 del Code of Federal Regulations (CFR) § 133.102 e ss., infatti, prevede specificamente i requisiti (cd. standards of identity) di alcuni tipi di formaggio, quali appunto l’Asiago o il “Parmesan and Reggiano cheese”.
Non stupisce, quindi, che gli Stati Uniti ritengano sufficienti, per accordare tutela ai diritti di proprietà intellettuale degli operatori europei, gli ordinari strumenti legali messi a disposizione dal loro ordinamento.
L’Unione europea, d’altro canto, vede nella tutela delle indicazioni geografiche un imprescindibile strumento di valorizzazione del territorio, della ricchezza e varietà della produzione agroalimentare continentale, nonché di promozione dell’occupazione e di sviluppo rurale, alla quale non è assolutamente disposta a rinunciare.



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