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Normativa. I "secondi 50 anni" della legge 283/1962

Una vita "spericolata", tra depenalizzazioni e problemi "di convivenza"

Autori: Carlo e Corinna Correra
Fonte: rivista Alimenti&Bevande n. 5/2013
Data: 14/06/2013


Nacque il 30 aprile 1962 la legge n. 283 per la tutela della salubrità e dell’igiene di alimenti e bevande e nacque, tanto per cambiare, da un’emergenza ovvero dallo scandalo del presunto uso di “bachelite” nelle produzioni casearie. Uno scandalo che i giornali dell’epoca spettacolarizzarono sintetizzando la presunta frode come quella dell’impiego dei “manici d’ombrello” nelle lavorazioni casearie e ciò perché spesso di bachelite pare che fossero costituiti quei manici.
L’opinione pubblica – anche in quei lontani anni ’60 – andava però tranquillizzata con la pronta emanazione di una nuova legge a tutela della salubrità degli alimenti e fu così che il Ministero della Sanità, che ne teneva appunto “quasi pronta” una bozza, la inviò di corsa al Parlamento perché venisse lì rifinita e limata e poi approvata.
E fu approvata infatti: rapidamente approvata. Approvata e… basta, però.
Non c’era il tempo in verità – e forse neppure la specifica cultura da parte del legislatore del 1962 – per le limature e per le rifiniture e perciò quella “bozza” fu approvata così com’era e così com’era fu promossa direttamente a legge.
Questa la cronaca di una frettolosa nascita, secondo la narrazione che ne fece – nel lontano 1981 a Viareggio, in occasione di un convegno di studio sul decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 26 marzo 1980, regolamento generale di esecuzione, appunto, di quella legge del 1962 – il dott. Ugo Pellegrino della direzione Alimenti del Ministero della Sanità, estensore materiale di quella “bozza”.
Questo parto così frettoloso spiega, almeno in parte, alcune imperfezioni di linguaggio giuridico che si colgono in qualche norma della legge in questione con le conseguenti difficoltà interpretative.



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