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Regolamento Claim, i rischi e i benefici per le aziende

Un quadro sulle contraddizioni della norma che regola le indicazioni nutrizionali e quelle sulla salute dei prodotti alimentari.

Autori: Luca Bucchini
Fonte: rivista 'Alimenti&Bevande' n. 6/2010
Data: 17/06/2010


Non è facile individuare un argomento che susciti più preoccupazioni o reazioni dell'applicazione del regolamento CE 1924/2006 (meglio noto come "Regolamento Claim"), almeno in alcuni settori dell'industria alimentare.
Questo provvedimento, in effetti, incide profondamente sulla comunicazione delle imprese al consumatore, incidendo significativamente sull'etichettatura e sulla pubblicità degli alimenti, compresi gli integratori alimentari. Per esempio, i probiotici, i cui vanti pubblicitari (claim) sono familiari a gran parte degli italiani, se non vi saranno dei mutamenti di rotta all'ultimo momento, non potranno più recare molti dei vanti cui siamo abituati. Al contrario, alcune gomme da masticare, percepite senza dubbio come prodotti meno salutistici, potranno vantare di ridurre il rischio di carie.
Questa apparente contraddizione ha varie spiegazioni. La più semplice è che la percezione che abbiamo dei benefici per la salute di un alimento non è aggiornata. La nostra percezione, infatti, deriva da alcune elementari regole tradizionali (e spesso corrette), da anni di campagne pubblicitarie o da ricerche scientifiche, magari limitate, ma che sono entrate nell'immaginario collettivo grazie alla divulgazione televisiva o della stampa. D'altro canto, negli anni, la scienza della nutrizione ha migliorato i suoi metodi e ha ottenuto nuovi risultati, non sempre trasmessi dalla divulgazione scientifica. Si crea, quindi, una differenza tra quanto riteniamo vero, verosimile o accettabile e quanto viene ritenuto vero dalla scienza.
Una delle principali differenze di percezione, che poi porta a molte incomprensioni sul regolamento "Claim", riguarda proprio la metodologia con cui si giudicano i dati scientifici e, in particolare, il valore attribuito agli studi condotti in laboratorio o su animali rispetto a studi condotti sull'uomo. Con l'evoluzione scientifica degli ultimi anni, per confermare il beneficio di un alimento, ci si attende che questo sia stato osservato quando l'alimento in questione viene realmente consumato dalle persone e non solo per come reagisce in provetta. Al contrario, tuttora, una buona parte della divulgazione nutrizionale, anche se svolta da esperti, si basa sull'esaltazione di proprietà provate solo in laboratorio.
A questa situazione si accompagna anche una differenza filosofica, se vogliamo, su cosa sia giusto comunicare al consumatore.



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