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Alimenti bio. Chi controlla i controllori?

Punto debole del sistema sono gli enti di certificazione.

Autori: Carlo e Corinna Correra
Fonte: rivista 'Alimenti&Bevande' n. 8/2017
Data: 13/10/2017


L'espansione del mercato degli alimenti biologici è ormai un dato di fatto sotto gli occhi di tutti e, ad onta del livello dei prezzi raggiunto da questi prodotti, non è difficile prevederne un'ulteriore crescita sotto la spinta delle notizie allarmanti che sempre più spesso provengono dal settore degli alimenti "comuni".
Questi ultimi infatti stanno rivelando insidie e pericoli ad ogni piè sospinto: basti pensare al recente scandalo delle uova belga/olandesi trattate con l'insetticida Fipronil usato per l'igiene degli animali domestici e non per i loro cibi, ma che (poco) "virtuosi" imprenditori del Centro Europa bene hanno pensato di destinare anche allo stomaco umano.
Di fronte ad insidie così pesanti e sgradevoli celate negli alimenti "comuni", è inevitabile che quelli biologici si facciano sempre più strada nonostante l'handicap di un prezzo di vendita decisamente rilevante rispetto ai primi.
Sennonché le cronache dei controlli ufficiali ci stanno rivelando ultimamente che non è tutto "biologico" quello che luccica con l'uso di questo termine e che le frodi anche in questo settore stanno sempre più prendendo piede.
Le stesse cronache, però, ci rivelano, dato questo persino più inquietante, che punto debole del sistema sono paradossalmente gli organismi di controllo, quelli cioè che dovrebbero sorvegliate le aziende autorizzate ad avvalersi della qualifica di "biologico" per i loro prodotti.
Si sta ponendo, detto in altri termini, un antico problema: chi controlla il controllore?



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