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Claims e sanzioni. Cosa cambia per le imprese

È importante che i controllori eseguano istruttorie approfondite.

Autori: Luca Bucchini
Fonte: rivista 'Alimenti&Bevande' n. 4/2017
Data: 17/05/2017


Dieci anni, due mesi e venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del regolamento (CE) 1924/2006, noto come "regolamento Claims" (qui di seguito semplicemente "regolamento"), è stata pubblicata la relativa normativa sanzionatoria italiana: il decreto legislativo 7 febbraio 2017, n. 27. Anche per le norme di derivazione europea, si ricorda, compete, infatti, agli Stati membri stabilire le «sanzioni applicabili in caso di violazione della normativa sui mangimi e sugli alimenti», sanzioni che dovrebbero essere «effettive, proporzionate e dissuasive», ai sensi dell'articolo 55 del regolamento (CE) 882/2004. Si è trattato di un parto decisamente laborioso - durato, appunto, oltre dieci anni - per via della competenza in materia dell'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm, anche detta Antitrust), che il primo tentativo di norma aveva cercato di eliminare.
Come noto, con numerosi provvedimenti nel corso degli anni, l'Agcm ha utilizzato il regolamento Claims come regola tecnica "sottostante" per valutare la diligenza professionale e, quindi, per identificare pratiche commerciali scorrette ovvero quei messaggi pubblicitari in grado di «falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio al quale è diretta», ai sensi del codice del consumo (il decreto legislativo 206/2005).
Questo articolo propone un'analisi pratico-operativa delle disposizioni previste dalla disciplina sanzionatoria sulle indicazioni nutrizionali e salutistiche.



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