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Claims. Un confronto multi-country

Le diverse esperienze, tra tutela dei consumatori e promozione della ricerca

Autori: Corrado Finardi e Luca Bucchini
Fonte: rivista Alimenti&Bevande n. 1/2015
Data: 20/02/2015


Con lo stabilirsi in modo sempre più chiaro delle relazioni tra cibi e alimentazione da un lato e salute dall’altro, si è sviluppato negli ultimi decenni un fiorente mercato dei cibi funzionali o nutraceutici. A seconda della definizione adottata (non sempre chiara e condivisa), questo mercato vale globalmente qualcosa come 30-60 miliardi di dollari, pari a circa un 1-3% della quota del mercato alimentare.
Ovviamente l’esistenza e lo sviluppo ulteriore di tale segmento richiede un’armonizzazione nelle norme tecniche che portano a disciplinare le “promesse” di salute che questi alimenti vantano anche (ma non solo) in etichetta.
Come sottolineato in precedenza su questa Rivista (articolo “Etichette nutrizionali. Confronto Usa-Europa in chiave evolutiva”, luglio/agosto 2014), l’attrazione esercitata dagli Health & Nutrition Claims (HNC) va di pari grado con l’aumento delle richieste di informazioni da parte dei consumatori e con un uso via via più accurato delle stesse. L’etichettatura nutrizionale obbligatoria e la sua rapida diffusione su scala mondiale rappresentano in qualche modo l’altra faccia della medaglia, anche considerato che per circostanziare un claim è spesso richiesta un’etichettatura nutrizionale completa, al fine di dare al consumatore un’informazione complessivamente corretta e non fuorviante.
Con la presente (e necessariamente breve) rassegna si intende evidenziare intanto il quadro armonizzato a livello di regole internazionali sugli HNC. Il Codex Alimentarius, organismo congiunto FAO-WTO, rappresenta allora un punto necessario di dipartita. In un secondo momento, si intenderà visualizzare alcuni casi di studio a livello di macroarea geografica oppure a livello nazionale.
I casi di studio saranno, oltre al confronto necessario Europa e Usa, alcuni BRICS (Brasile e India, mentre per la Cina seguirà una trattazione separata), in ragione, oltre che del peso geopolitico, anche dei vari tentativi in corso di innovazione istituzionale. Soprattutto, tali Paesi diventano rilevanti per la “transizione nutrizionale” che stanno sperimentando, con un cambiamento nel modello dei consumi e una maggiore attenzione a nuove fonti alimentari animali. Tale rapido cambiamento, che ha aumentato i livelli di obesità e malattie non trasmissibili, sembra aver dato nuova linfa ai cibi funzionali o comunque ad una etichettatura più comprensiva, anche in ragione dei possibili benefici.
Si visualizzeranno brevemente anche Canada e Giappone – e Australia e Nuova Zelanda – Paesi del Commonwealth, ma che riescono a trovare una propria grammatica particolare nella gestione del tema.
L’analisi congiunta delle diverse aree permette di visualizzare approcci più o meno convergenti, anche nella soluzione di aspetti pratici di tutela della concorrenza e stimolo dell’innovazione, tramite diversi bilanciamenti tra le diverse esigenze. Tale equilibrio non è facile e dipende in larga parte dalle diverse sensibilità nazionali circa il ruolo e la tutela del mercato nella sua capacità di risolvere problemi di la salute pubblica.



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